Il siluro lariano
Storione escluso, sapete qual è il pesce più grande che nuoti nelle acque interne europee? Se non ne siete a conoscenza, ve lo diciamo noi: è il siluro (Silurus glanis), lungo fino a 3 metri, provvisto di caratteristici bargigli.
Se ne parliamo qui, penserà il lettore avveduto, del siluro ci sarà pure un utilizzo culinario. E se molte persone, ispirate da voci correnti, ritengono che questo pescione non sia mangereccio, noi abbiamo preferito verificare di persona. E la sorpresa l’abbiamo avuta al Ricciolo, ristorante a Mandello Lario (prov. di Lecco, via Provinciale 165 loc. Olcio, tel. 0341732546, chiude la domenica sera e il lunedì, accetta tutte le carte di credito, la prenotazione è vivamente consigliata), bomboniera curata in modo strettamente familiare dai coniugi Fasoli. Mentre il capofamiglia è in sala a curare il servizio e i vini (spesso aiutato dal figlio Riccardo, detto appunto Ricciolo), la signora se ne sta in cucina, senza alcuna intrusione, a preparare per non più di 25-30 commensali una delle migliori cucine lariane sperimentabili in una zona tutt’altro che avara.
Seduti in una delle due bellissime salette, sceglierete un vino dalla notevole carta e assaggerete piatti leggeri e invitanti, frutto della rivisitazione della cucina lacustre locale.
Anzitutto, c’è un menu del lago a 50 € (preparato per tutto il tavolo), che comprende spirale di siluro in agrodolce (eccolo, il silurone!), tagliatelle con salmerino olive nere e pomodori, lavarello al vino bianco, luccioperca e lenticchie al coriandolo, un dessert a scelta e il caffè. Oppure, se siete almeno in due e volete sollazzarvi con un piatto unico e conviviale, c’è la padelada del lago, da prenotare prima: una sorta di interpretazione manzoniana della paella valenciana, provvista di pesce lacustre e riso pilaff giallo.
Se invece preferite dell’altro, c’è il menu alla carta, quasi esclusivamente ittico. Si può cominciare con l’insalata di anguilla affumicata e gorgonzola piccante (sapida e corposa, vieppiù intrigante con un goccio di quell’olio che il patron trae dai suoi ulivi qui ad Olcio), oppure con la trota marinata all’erba cipollina, o ancora con la terrina di pesce alla salsa di peperone rosso.
Tra i primi, ci ha stupito la semplice bontà degli spaghetti missultàa, vale a dire con ragù di missoltino o missultin, l’agone del Lario messo a seccare (mis sut ul tin): un piatto moderno e tradizionale, ricco di fascino. Notevole anche il brodetto lariano, oppure le crespelle di grano saraceno e lavarello su crema di broccoli.
Come piatto forte, riecco il nostro siluro, proposto in bocconcini su letto di verze e senape antica: buonissimo, ideale con un bianco altoatesino. Se preferite, potete però assaggiare anche il tipicissimo persico dorato al timo, il salmerino ai pistilli di zafferano, oppure, se carnivori a oltranza, le costolette di agnello alle erbe. Dolci eccellenti, chiusura affidata a 300 grappe.
Spenderete tra i 40 e i 45 €, con felicità.
(Libero, giovedì 27 febbraio 2003, pagina 29)
Storione escluso, sapete qual è il pesce più grande che nuoti nelle acque interne europee? Se non ne siete a conoscenza, ve lo diciamo noi: è il siluro (Silurus glanis), lungo fino a 3 metri, provvisto di caratteristici bargigli.
Se ne parliamo qui, penserà il lettore avveduto, del siluro ci sarà pure un utilizzo culinario. E se molte persone, ispirate da voci correnti, ritengono che questo pescione non sia mangereccio, noi abbiamo preferito verificare di persona. E la sorpresa l’abbiamo avuta al Ricciolo, ristorante a Mandello Lario (prov. di Lecco, via Provinciale 165 loc. Olcio, tel. 0341732546, chiude la domenica sera e il lunedì, accetta tutte le carte di credito, la prenotazione è vivamente consigliata), bomboniera curata in modo strettamente familiare dai coniugi Fasoli. Mentre il capofamiglia è in sala a curare il servizio e i vini (spesso aiutato dal figlio Riccardo, detto appunto Ricciolo), la signora se ne sta in cucina, senza alcuna intrusione, a preparare per non più di 25-30 commensali una delle migliori cucine lariane sperimentabili in una zona tutt’altro che avara.
Seduti in una delle due bellissime salette, sceglierete un vino dalla notevole carta e assaggerete piatti leggeri e invitanti, frutto della rivisitazione della cucina lacustre locale.
Anzitutto, c’è un menu del lago a 50 € (preparato per tutto il tavolo), che comprende spirale di siluro in agrodolce (eccolo, il silurone!), tagliatelle con salmerino olive nere e pomodori, lavarello al vino bianco, luccioperca e lenticchie al coriandolo, un dessert a scelta e il caffè. Oppure, se siete almeno in due e volete sollazzarvi con un piatto unico e conviviale, c’è la padelada del lago, da prenotare prima: una sorta di interpretazione manzoniana della paella valenciana, provvista di pesce lacustre e riso pilaff giallo.
Se invece preferite dell’altro, c’è il menu alla carta, quasi esclusivamente ittico. Si può cominciare con l’insalata di anguilla affumicata e gorgonzola piccante (sapida e corposa, vieppiù intrigante con un goccio di quell’olio che il patron trae dai suoi ulivi qui ad Olcio), oppure con la trota marinata all’erba cipollina, o ancora con la terrina di pesce alla salsa di peperone rosso.
Tra i primi, ci ha stupito la semplice bontà degli spaghetti missultàa, vale a dire con ragù di missoltino o missultin, l’agone del Lario messo a seccare (mis sut ul tin): un piatto moderno e tradizionale, ricco di fascino. Notevole anche il brodetto lariano, oppure le crespelle di grano saraceno e lavarello su crema di broccoli.
Come piatto forte, riecco il nostro siluro, proposto in bocconcini su letto di verze e senape antica: buonissimo, ideale con un bianco altoatesino. Se preferite, potete però assaggiare anche il tipicissimo persico dorato al timo, il salmerino ai pistilli di zafferano, oppure, se carnivori a oltranza, le costolette di agnello alle erbe. Dolci eccellenti, chiusura affidata a 300 grappe.
Spenderete tra i 40 e i 45 €, con felicità.
(Libero, giovedì 27 febbraio 2003, pagina 29)
