Il "vaniglia" a Concorezzo
All’inspiegabile penuria di ristoranti davvero rilevanti nella bellissima città di Monza (sede, lo ricordiamo, di un guru del vino come Meregalli, di un imponente negozio di formaggi e della bottega ove i signori Picciuolo ci offrono le mirabolanti mozzarelle di bufala che fanno personalmente nel casertano) si contrappone la grande pregnanza di luoghi golosi nei suoi immediati dintorni. Basterebbe ricordare l’Osteria della Buona Condotta di Ornago; oppure, la splendida Locanda degli Archinti in quel di Mezzago, patria di una rara varietà autoctona di asparago.
Ad essere precisi, già da un po’ di anni comunque un bel ristorante faceva a piccoli passi il suo cammino sulla via della assoluta qualità. Gualtiero Marchesi di questi tempi è alle prese con le più alterne vicende, eppure, tra i suoi molti meriti, ha avuto quello di aver lasciato una vastissima messe di allievi, che impararono da lui la tecnica magistrale e l’amore per le cose buone. Roberto Andreoni è uno di questi, ed è l’anfitrione che accoglie i clienti nella sua Via del Borgo, a Concorezzo (prov. di Milano, via Libertà 136, Tel. 0396042615, chiuso la domenica e il lunedì a pranzo, accetta tutte le carte di credito). Imbastito in un bellissimo cortile (adesso è un po’ presto, ma d’estate potrete magniare sotto il portico) nella parte vecchia di questa cittadina basso-brianzola tutt’altro che brutta, il locale si caratterizza per un’estrema cura dei dettagli e per una cucina basata sulla rivisitazione della tradizione locale, non priva di ammicchi piemontesi o francesizzanti comunque sostenuti da un gran cervello.
Anzitutto, c’è una super carta dei vini, strutturata con estrema intelligenza e piacevolezza, ricca di bottiglie grandi e di chicche poco conosciute (hanno pure il nostro amato Shiraz di Casale del Giglio).
La cucina strappa applausi sinceri. Dopo l’aperitivo e l’appetizer, potrete scegliere uno dei menu completi, come quello d’inverno, comprendente carpaccio di zucca e carciofi con scaglie di parmigiano al balsamico, gianduiotto di seirass tartufato con trevisana stufata (in estate troverete ancora questi buonissimi bocconcini, ma inghirlandati da una bella salsa di crescione), cotoletta di verdura ripiena e un dolce a scelta; ancora più invitante il menu brianzolo, ove campeggiano vaniglia (cotechino) e mortadella (di fegato) con porri al vino cotto, grandiosi cannelloni di maialino da latte “come i pizzoccheri”, ganascino di vitello alla California, caprino di Montevecchia e dolce. C’è poi un menu per vegetariani stretti, e la carta, ove potrete ordinare, a titolo d’esempio: tortino di triglie e broccoletti aglio olio e peperoncino; ravioli ripieni di animelle e cipolle su ragù di verdure; coda di manzo in manto di trevisana con la sua riduzione.
Il resto ve lo risparmiamo, giacché il menu cambia con fortissima frequenza. Non cambia invece la bellezza del carrello dei formaggi, così come l’abilità nei dolci.
Uscirete con circa 50 o 55 € in meno.
(Libero, giovedì 6 marzo 2003)
All’inspiegabile penuria di ristoranti davvero rilevanti nella bellissima città di Monza (sede, lo ricordiamo, di un guru del vino come Meregalli, di un imponente negozio di formaggi e della bottega ove i signori Picciuolo ci offrono le mirabolanti mozzarelle di bufala che fanno personalmente nel casertano) si contrappone la grande pregnanza di luoghi golosi nei suoi immediati dintorni. Basterebbe ricordare l’Osteria della Buona Condotta di Ornago; oppure, la splendida Locanda degli Archinti in quel di Mezzago, patria di una rara varietà autoctona di asparago.
Ad essere precisi, già da un po’ di anni comunque un bel ristorante faceva a piccoli passi il suo cammino sulla via della assoluta qualità. Gualtiero Marchesi di questi tempi è alle prese con le più alterne vicende, eppure, tra i suoi molti meriti, ha avuto quello di aver lasciato una vastissima messe di allievi, che impararono da lui la tecnica magistrale e l’amore per le cose buone. Roberto Andreoni è uno di questi, ed è l’anfitrione che accoglie i clienti nella sua Via del Borgo, a Concorezzo (prov. di Milano, via Libertà 136, Tel. 0396042615, chiuso la domenica e il lunedì a pranzo, accetta tutte le carte di credito). Imbastito in un bellissimo cortile (adesso è un po’ presto, ma d’estate potrete magniare sotto il portico) nella parte vecchia di questa cittadina basso-brianzola tutt’altro che brutta, il locale si caratterizza per un’estrema cura dei dettagli e per una cucina basata sulla rivisitazione della tradizione locale, non priva di ammicchi piemontesi o francesizzanti comunque sostenuti da un gran cervello.
Anzitutto, c’è una super carta dei vini, strutturata con estrema intelligenza e piacevolezza, ricca di bottiglie grandi e di chicche poco conosciute (hanno pure il nostro amato Shiraz di Casale del Giglio).
La cucina strappa applausi sinceri. Dopo l’aperitivo e l’appetizer, potrete scegliere uno dei menu completi, come quello d’inverno, comprendente carpaccio di zucca e carciofi con scaglie di parmigiano al balsamico, gianduiotto di seirass tartufato con trevisana stufata (in estate troverete ancora questi buonissimi bocconcini, ma inghirlandati da una bella salsa di crescione), cotoletta di verdura ripiena e un dolce a scelta; ancora più invitante il menu brianzolo, ove campeggiano vaniglia (cotechino) e mortadella (di fegato) con porri al vino cotto, grandiosi cannelloni di maialino da latte “come i pizzoccheri”, ganascino di vitello alla California, caprino di Montevecchia e dolce. C’è poi un menu per vegetariani stretti, e la carta, ove potrete ordinare, a titolo d’esempio: tortino di triglie e broccoletti aglio olio e peperoncino; ravioli ripieni di animelle e cipolle su ragù di verdure; coda di manzo in manto di trevisana con la sua riduzione.
Il resto ve lo risparmiamo, giacché il menu cambia con fortissima frequenza. Non cambia invece la bellezza del carrello dei formaggi, così come l’abilità nei dolci.
Uscirete con circa 50 o 55 € in meno.
(Libero, giovedì 6 marzo 2003)
